giovedì 30 aprile 2009

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La casa delle bambole dormienti - Proposta

Ieri stavo per pubblicare la terza parte, quella conclusiva, del racconto quando ho avuto una perfida idea, un po' sadica ed un po' no. Prestatemi attenzione e vi spieghero' quello che ho in mente. Come dice un'amica, ormai questo mio diario-blog e' diventato un "salotto" in cui persone che non si conoscono nella realta' e che forse mai si conosceranno, si ritrovano per discutere dei temi proposti e per scambiare opinioni. Cio' che si sta materializzando e' molto diverso da quanto avevo progettato all'inizio. In definitiva ho, col tempo, perso qualche pezzo di quella corazza che avevo indossato al solo scopo di proteggermi da alcuni squallidi personaggi con i quali ho avuto a che fare quando, stupidamente, frequentavo forum e comunita' virtuali che definire assurde sarebbe riduttivo e dove e' quasi inevitabile incontrare psicotici e sfigati di ogni genere.

Oggi, alla fine, credo che queste persone malate di mente, che per lungo tempo mi hanno in un certo senso perseguitata, si siano arrese e che la loro attenzione sia ormai rivolta altrove, verso chi ritengono sia piu' vulnerabile ai loro sporchi giochi. Per cui potrebbe essere giunto il momento di creare un po' piu' d'integrazione all'interno di questa che considero una minuscola comunita' virtuale.

E' il motivo per il quale, oggi, chiunque abbia desiderio di comunicare in modo piu' interattivo con me, e non solo con me ma anche con altre persone che commentano e che partecipano qui, come ad esempio Yuna, Kameo ed Ev@, puo' usufruire dell'ambiente che Second Life mette a disposizione in cui spesso ci ritroviamo e discutiamo in modo rilassato anche di cio' che accade qui.

Ovviamente, non posso accettare chiunque si proponga, dato che non voglio ritrovarmi, anche in Second Life, con troll e multinick vari intorno, ma le persone che ormai ritengo affidabili e soprattutto "vere", sono gradite.

Detto questo adesso vi dico cio' che ho in mente riguardo alla terza parte del racconto "La casa delle bambole dormienti". Ho intenzione di pubblicare piu' finali: Quello scritto da me e quelli che scriverete voi se vi sentite in grado di poterlo fare.

So che e' una cosa non facile e so anche che a molti potra' apparire come una perdita di tempo, ma ritengo che l'esperimento sia in un certo qual modo degno d'interesse. Cio' che vi chiedo e' quindi il finale di una storia che ancora non avete letto cosicche' il modo, lo stile, il ritmo che userete mi diano modo di comprendere un po' meglio con chi sto realmente confrontandomi.

Ho intenzione di proporre, in modo anonimo, i finali piu' interessanti che mi perverranno, quelli che saranno piu’ amalgamabili con le due parti gia’ scritte ed in mezzo ci infilero' anche il mio senza dirvi che mi appartiene. Poi, alla fine, faro' un piccolo sondaggio per farvi scegliere quello che riterrete il piu' adatto.

Se vorrete potrete inviarmi i vostri finali della storia sottoforma di commento proprio in questo post. Non vi assicuro che saranno pubblicati tutti poiche' intendo dar la preferenza solo a quelli che rispetteranno il tema e lo stile delle altre due parti.

Considerate tutto cio' uno scambio. Infatti, questo mio interesse nei vostri confronti non e' altro che l'ennesimo pezzo di quell'armatura che a poco a poco sta cadendo. L'armatura di una donna che, fino a poco tempo fa, era assolutamente disinteressata a conoscere qualsiasi cosa che riguardasse voi.

lunedì 27 aprile 2009

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Perche’ la Santache’ non paga il canone’?

Pare che a Daniela Garnero, un tempo coniugata con Paolo Santanche’, noto chirurgo estetico dal quale ha divorziato per il suo nuovo compagno Canio Mazzero, nomen omen ovviamente, che la signora non si e’ fatta sfuggire essendosi esaurito il motivo primo del suo matrimonio ed avendo ormai liftato tutto il liftabile, non piaccia il canone TV. Pare che la sola idea di pagarlo la faccia letteralmente infuriare e che nei giorni scorsi, con alcuni rappresentanti del Movimento per l'Italia, si sia piazzata davanti agli uffici della Rai a gridare: “No al canone Rai per pagare Vauro!”. E poi, rivolta al direttore generale Masi, abbia detto: “Chiediamo che chi viene pagato con il canone non faccia propaganda politica. Quelle vignette sono state degli insulti. Difendiamo la satira, ma se questa colpisce tutti a 360 gradi. Il vignettista Vauro invece, con i suoi disegni, ha compiuto un atto di sciacallaggio di parte. Per questo non pagheremo il canone fino a quando il direttore generale non imporra’ delle regole deontologiche. Da domani andremo in tante citta’ italiane a protestare perche’ noi siamo dalla parte dei cittadini e vogliamo che la loro voce di dissenso sia amplificata”.

Egregia signora Garnero, non piu’ Santache’, mi rivolgo a lei in qualita’ di assidua frequentatrice delle sue divertenti gasparrate piu’ volte immortalate su Youtube, e’ nota la sua scaramuccia televisiva con Vauro che le ha fatto fare quella discreta figura di cacca che lei non ha digerito, ma non le sembra che questa sua scelta di non pagare il canone TV solo per non dare lo stipendio a lui possa innescare un meccanismo perverso?

Ad esempio, se la sua iniziativa avesse successo, domani chiunque potrebbe ripeterla per non pagare, che so… Bruno Vespa oppure Gianni Riotta, che tanto imparziali non sembrano, gettando quindi le basi per un’escalation della disobbedienza fiscale ed arrivando persino a non pagare il bollo auto o la tassa sull’immondizia o altre tasse solo per non pagare lei e quelli come lei. Perche’, com’e’ noto, tutte le tasse finiscono in un grande calderone nel quale i primi a rovistarci dentro ed a prendere cio’ che ritenete vi sia dovuto siete proprio voi politici.

Comunque, se il problema e’ e resta solo il canone Rai non c’e’ bisogno di fare sit-in in ogni citta’ d’Italia e a sbraitare slogan contro Vauro. Per non pagarlo esiste un modo semplice e tranquillo che gia’ molti usano. Soprattutto nel meridione ma anche al nord, che’ i settentrionali, si sa, fanno tanto gli ingenui ma poi, sotto sotto, lo sanno loro come comportarsi da furbini.

Ad esempio, il metodo che adesso le illustrero’ per non pagare il canone Rai mi e’ stato insegnato da un imprenditore di Bergamo, mio assiduo cliente fiero d’essere padano e di destra, che una volta, mentre si stava rilassando dopo un servizietto a pagamento appena ricevuto dalla sottoscritta, ovviamente all’insaputa della moglie proprietaria del 75% delle quote della loro societa’ di cui era anche amministratrice, mi disse in un italiano mischiato al suo dialetto che qui non sarei in grado di trascrivere: “Per me, chi paga il canone TV l’e’ proprio un gran pirla!”

Io gli dissi che a me non serviva, che non avevo la TV perche’ la ritenevo scarsamente interessante e che preferivo informarmi navigando in internet oppure con i giornali e magari distrarmi leggendo un buon libro invece d’ipnotizzarmi per ore di fronte a programmi imbecilli come quelli che venivano trasmessi, ma lui, che non stava mai ad ascoltare cio’ che dicevano le altre persone tanto era concentrato a parlarsi sempre addosso, continuo’ imperterrito nella spiegazione del suo metodo per non pagare il canone, facendosi vanto della sua furbizia.

Non credevo che tale informazione mi sarebbe venuta utile. In fondo, alla TV si puo’ rinunciare benissimo, le assicuro, e quindi anche a pagare il canone, ma comprendo che lei e quelli come lei non possano smettere di guardarla e cosi’, perche’ i soldi dell’odioso balzello non finiscano nelle tasche di Vauro, voglio farle conoscere il metodo che mi racconto’ quel mio ex cliente.

Ebbene signora Garnero, nel caso non avesse mai pagato prima d'ora, non si crei alcun problema. Strappi qualsiasi avviso di mancato pagamento le arrivi. Tenga conto che, tra l'altro, se non firma per ricevuta potrebbe non aver mai ricevuto alcuna comunicazione.

Comunque, la legge e’ chiara. Non importa che lei abbia un'antenna che sia visibile. La legge dice espressamente che "chi ha un apparato (televisore) in grado di ricevere segnale televisivo deve pagare l'abbonamento”. Ma chi dice che lei abbia un televisore?

Possono mandarle quante comunicazioni vogliono, ma per procedere debbono innanzi tutto dimostrare che lei le abbia ricevute e se non sono raccomandate con ricevuta di ritorno, non c’e’ prova. Chiunque potrebbe avergliele sottratte, o il postino averle smarrite o infilate, incastrate ad altra corrispondenza, in altro recapito. Lei puo’ quindi cestinarle, tutte, anche qualora risulti che ha acquistato un televisore. Infatti, anche se l’avesse comprato, potrebbe averlo regalato… ad un abbonato, naturalmente, e poi, nel caso avesse deciso successivamente di pagare, potrebbe averlo ripreso indietro da poco. I televisori possono passare di mano tranquillamente in qualsiasi momento, come i tostapane. Non deve essere fatto alcun atto notarile.

Se invece ha pagato fino a questo momento, ma non intende farlo piu’, segua attentamente cio’ che il bergamasco mi ha raccontato.

1 - Inizi a non pagare piu’.
2 – Quando le giunge la prima comunicazione che le rammenta il mancato pagamento, la rimandi indietro con la seguente dicitura: “In data (metta la data dell’anno in cui ha pagato l’ultima volta) ho cessato di possedere un apparecchio televisivo”.
3 – Se le giungono altre comunicazioni dello stesso tipo le ignori a meno che non siano raccomandate con ricevuta di ritorno. In tal caso le rimandi al mittente con la solita dicitura di cui al punto 2.
4 – Se insistono con toni minacciosi perche’ lei paghi, faccia causa alla Rai per minacce.

Nel caso vengano gli ispettori a fare un controllo si ricordi che loro non sono agenti di pubblica sicurezza. Dunque:

- Non hanno diritto ad entrare in casa se non vuol lasciarli entrare.

- Se decide di farli entrare non hanno diritto a perquisire l' abitazione. Se tiene la TV in una stanza chiusa loro non hanno diritto ad aprirla ne’ possono pretendere che lei lo faccia.

- Puo’ scacciarli quando le pare. Se si rifiutano di andarsene chiami pure i Carabinieri e li denunci per sequestro di persona. Ma si assicuri che la porta sia aperta, cosi’ da dimostrare che non era lei a trattenerli, ma loro a non volersene andare.

- Chiami i carabinieri dal cellulare, di fronte a loro, cosi’ che, se e’ fortunata e loro sono due stupidi, parlino facendosi sentire. Poi finga di chiudere la comunicazione ed invece richiami i carabinieri e tenga il telefono muovendosi come se fosse spento e fingendo che lo sia. In tal modo il poliziotto dall' altra parte sentira’ tutta la conversazione e la cosa avra’ valore legale. E non sara’ nemmeno in violazione di alcuna privacy, dal momento che e’ stata lei a chiamare.

Ma soprattutto:

- Appena si presentano si faccia dare le loro credenziali e le conservi, cosi’ se tagliano la corda prima che arrivino i Carabinieri puo’ sempre dimostrare che si sono presentati e che se ne sono andati prima dell' arrivo della Polizia.

- Li denunci per danni. Se e’ stata costretta a tenere acceso il cellulare tutto il tempo per registrare la conversazione e farla sentire ad un poliziotto dall' altra parte, cio’ e’ un danno.

- Se ha una segreteria telefonica la tenga accesa ogni volta che parla con la Rai e salvi la conversazione facendone sempre almeno due copie. Una per l’avvocato ed una per lei.

In ogni caso, alla fine, il massimo che le puo’ capitare e che le sigillino l'apparecchio televisivo. Cerchi di procurarsene uno rotto e, nel caso, se lo faccia sigillare sul pianerottolo.

Se seguira’ queste preziose indicazioni, signora Garnero, potra’ ottenere il suo scopo senza dover andare in giro per tutta Italia. Vauro ed il suo bieco compare Santoro non riceveranno piu’ i suoi soldi e lei potra’ ridere loro in faccia, tranquillamente, da casa, seduta di fronte al televisore.

domenica 26 aprile 2009

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Il silenzio delle innocenti

«Mi sono chiamata con sette nomi diversi, ma questo sara’ per sempre: Somaly. Vuol dire liberazione, coraggio, amore».

Somaly Mam e' una bellissima donna di trentasei, forse trentotto anni; non ha mai saputo quando e’ nata. Il suo sorriso e’ percorso da una tristezza insanabile e negli occhi vi si puo’ scorgere una struggente violenza, come un morbo incancellabile che si e’ appropriato di lei per sempre. Fino a diciotto anni non aveva mai letto un libro, oggi parla quattro lingue e ne ha scritto uno tutto suo, "Il silenzio dell'innocenza" in cui, in modo agghiacciante, racconta la sua storia e quella di tante come lei che pagano ed hanno pagato la loro bellezza, la purezza e la solitudine vivendo la condizione di schiave bambine nei bordelli cambogiani.

Del suo passato ricorda solo il fango e la miseria. Dei suoi genitori non ha alcuna memoria ma rammenta un vecchio che diceva di essere suo nonno, ma non lo era, che prendendola per mano ancora non adolescente la vende quattro volte: prima a tre uomini con i quali vive due o tre mesi per ciascuno, e poi ad uno dei bordelli piu’ marci della citta’.

Durante gli anni che dall’adolescenza l’hanno portata a diventare donna, ha visto le sue compagne torturate a morte e lei stessa e’ stata picchiata talmente tante volte che non riesce a parlarne senza provare angoscia.

«Per terrorizzarci, usavano elementi naturali, serpenti e animali vari, ma oggi i moderni pedofili si sono evoluti: cavi elettrici, chiodi piantati nella carne, per non parlare delle bambine trovate incatenate nei canali fognari e bruciate vive».

«La cosa peggiore era quello che i macro’ ci costringevano a ingoiare: spesso vermi ancora vivi che trovavamo nel pesce marcio. Ci brulicavano in gola, nello stomaco: ero terrorizzata che me li infilassero nelle orecchie e che quelle bestie schifose si aprissero un varco fino al mio cervello».

«Quando chiudo gli occhi rivedo le torture. Ancora oggi ho nelle narici l'odore delle camere dei postriboli. Allora mi lavo come una pazza, mi copro il corpo di colonia per soffocare gli odori della mia mente. Chi ha avuto piu’ fortuna, le mie amiche morte e liberate o io che sopravvivo con questo frastuono di ricordi?».

Ed insieme alla sua sono mille le storie di queste innocenti silenziose delle quali il mondo pare non sappia niente, come quella di Sri Lalin che a soli undici anni e’ stata venduta da suo padre, di nascosto dalla famiglia, alla padrona di un bordello. «Ho sperato che mia madre mi cercasse, ho pregato tanto. Mi ribellavo, piangevo. Allora mi versavano l'alcol addosso e mi sfioravano con le fiamme di un accendino. Per questo a un certo punto cedi. Pensi che quella e’ l'unica vita che una bambina povera e ignorante come te ha meritato. Ma quella bimba era scomparsa. Gli uomini passavano su un corpo che non era piu’ mio. Finche’ improvvisamente uno di loro, un uomo americano, mi ha salvata».

Sul mercato dei bambini destinati ad essere solo carne per pedofili i numeri sono agghiaccianti: l'Onu dice che i minorenni, molti dei quali non hanno ancora passato il compleanno degli undici anni, che sono venduti nel mondo del sesso sono almeno due milioni.

Marco Scarpati, che ha passato molti anni a sottrarre ai bordelli di Phnom Penh bambine e piccole violentate, e che come Somaly dirige un’organizzazione che si chiama Ecpat, nel suo libro intitolato "II rumore dell'erba che cresce" scrive: «Quei posti luridi sono migliaia: garage sporchi, cantine dove dietro una tenda aspetta una bambina. E i loro carnefici sono piu’ che altro i "civili" europei! Dovrebbero decretarla zona di catastrofe questa, peccato che polizia e politici, coloro che dovrebbero difenderle, siano proprio gli attori corrotti di questo sporco film - e poi ancora - Arrivano da noi con il trucco e il vestito della prostituzione: maschere di dolore che imbrattano infanzie disperate. Sono bambine nel corpo ma il loro cuore e’ invecchiato per sempre. L'ultima che e’ arrivata, So Li, bambina di undici anni, aveva uno squarcio nella vagina: quaranta punti. E nascondeva il suo sangue e si vergognava. Che vuoi fare davanti a quell'orrore se non disperarti?»

Sono crimini che, spesso, sono istigati dalla visione di alcuni film porno cinesi, veri e propri snuff movies, abbecedari di torture per gli avidi macro’ e per i loro clienti. Questi macellai di bambine credono che il sesso sia un loro diritto e lo comprano. Nella loro atroce brutalita’ e’ come se volessero distruggere l'innocenza e la felicita’ che non hanno avuto e piu’ piccole sono le donne piu' questi uomini pagano. Molte non ce la fanno e muoiono sole. Dimenticate. Nessuno parla. La legge del silenzio vince. I figli dei poveri possono sempre scomparire: sono ombre inutili.

«Gli uomini orientali sono efferati e insaziabili nel sesso. - scrive Somaly nel suo libro - Pensano che violentare la purezza di una vergine gli procuri quella pelle chiara di luna che e’ l'ideale delle societa' orientali. Ma soprattutto che assicuri loro l'immortalita’»

Uscita dai bordelli salvata da Pierre, attivista di Médicins sans frontières che e’ poi diventato suo marito e compagno nel suo grande progetto di vita, Somaly vi e’ ritornata come fomentatrice, come grimaldello per aiutare le piccole prostitute forzate e disperate come lo era lei. Dal 1994 ne ha girati a centinaia. Mentendo ai protettori si e’ spacciata da infermiera, ha portato i preservativi alle ragazze e, soprattutto, ha parlato con loro convincendole che se volevano uscirne una strada c’era. A volte quando aveva i soldi le riscattava, a volte organizzava la loro fuga e le portava in salvo a casa sua. A chi le chiede se ha paura della mafia dei bordelli che la vede come una nemica, lei risponde: «Quando a dodici anni un gruppo di uomini a turno ti tortura su una stuoia, nulla ti spaventa piu’».

Oggi e’ la salvatrice di tante piccole prostitute forzate e disperate come lo era lei; oggi e’ l’anima ed il motore di un'organizzazione che le cura, le consola e che dai bordelli del Sud Est asiatico le riporta alla vita: la Somaly Mam Foundation.

«La guerra e’ fatta di cento piccole battaglie. – ci dice - C’e’ il lavoro nei bordelli, spesso sotto copertura: convincere le ragazze che se vogliono uscirne una strada c’e’. Ci sono le investigazioni contro i protettori e i trafficanti di carne umana, cerchiamo il poliziotto giusto, il giudice non corrotto che possa intervenire. Ci sono i centri di riabilitazione: ne abbiamo tre a Phnom Penh, due in provincia, con gli psicologi, perche’ le ragazze abusate diventano spesso molto violente, e i medici, perché il cento per cento di loro ha malattie veneree. Poi serve istruzione, l’addestramento a un lavoro regolare. Abbiamo aperto una fabbrica di tessuti dove trovano lavoro. Quelle che stanno morendo di Aids spesso tornano da noi, per morire al centro, perche' non vogliono morire a casa loro, dove ci sono a volte quelli che le hanno vendute. Sulla giustizia non si puo’ contare: i giudici sono piu’ corrotti ancora della polizia. Abbiamo portato in tribunale duemila casi. Ma ne abbiamo vinti solo il cinque per cento. Vergogna e’ una parola generosa. Una bambina di sette anni rapita per strada da cinquantenni ubriachi, che l'hanno violentata e tagliata dappertutto, non ha mai avuto giustizia. “Aveva la gonna troppo corta” hanno detto i violentatori al giudice, che avevano gia’ comprato».

Somaly e’ convinta che le bambine che oggi sono addestrate ad obbedire con l’elettroshock e le frustate, piccoli automi che vagano nei quartieri dei bordelli mimando il sesso e promettendo a turisti pedofili “very good boom-boom”, “very nice yum-yum” possano farcela ad uscire dal loro delirio dell’orrore solo se non saranno dimenticate e respinte dal resto del mondo.

Aggiornamentto 9 Settembre 2014:  Scopro con dispiacere che tutto cio' che ha raccontato Somaly Mam, sembra essere totalmente inventato. I dettagli QUI

venerdì 24 aprile 2009

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Eravate un popolo di latin lover

In un mondo ormai dove tutto puo’ essere comprato, quanto vale oggi una giovane schiava del sesso? Non parlo del costo della marchetta o del servizio sessuale che non implica il passaggio di proprieta’ e che non ha niente a che fare con la vendita del corpo; parlo del prezzo che chiedono i trafficanti perche’ la ragazza sia libera dal debito che ha contratto con loro. Non lo sapete? Ebbene, in tal caso ve lo dico io: dai quindicimila ai cinquantamila euro. Il prezzo dipende dalla “qualita’ della merce”, cioe’ dall’eta’, dall’aspetto fisico, dall’etnia e da altri fattori come, ad esempio, quanto e’ sottomessa e quindi non in grado di creare problemi.

Per questa cifra, qualora lo desideraste, potreste farla arrivare direttamente al vostro domicilio, succube e devota. La potreste usare come vi pare e piace, potreste anche decidere di picchiarla, farla mangiare in una ciotola per cani e persino subappaltarla agli amici perche' la usino a loro piacimento. E tutto questo non per un solo giorno, un mese o un anno ma per tutto il tempo che vorreste, fino a quando non decidereste di cederla oppure fino a quando qualcuno non vi venisse a prendere e vi sbattesse in una lurida galera, unico luogo dove vi meritereste di stare.

Una vita di violenza e di sopraffazione, e' questo il destino delle giovani donne che giungono in Europa per rifornire il mercato del sesso. Soprattutto in Italia dove pare ce ne sia una gran richiesta. Infatti, in confronto alla media europea, l'Italia ha il primato per quanto riguarda le donne vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale: 115 per ogni centomila abitanti maschi che hanno oltre 15 anni d'eta'. La seguono in questa triste classifica l'Austria con 84 vittime, l'Olanda con 76, la Spagna con 54, la Germania con 45 e la Francia con 27.

Pare strabiliante ma la richiesta di “merce” da parte degli italici e’ di oltre quattro volte superiore a quella dei loro cugini d’oltralpe. Forse sarebbe il caso che qualcuno s’interrogasse sul perche’ il famoso popolo dei latin lover sia oggi diventato un popolo di clienti.

C’e’ chi da’ la colpa di tutto questo alla globalizzazione ed al flusso migratorio crescente ed incontrollato. Sarebbe questo che genererebbe un aumento della prostituzione e quindi di tutto quel sottobosco d’illegalita’ ad essa collegato ma, in realta’, se proprio vogliamo osservare le cose con onesta’ il vero ed unico motivo e’ la continua richiesta di sesso alla quale la malavita, a suo modo, da’ una risposta. Ed allora, nonostante i tanti proclami e le tante leggi fatte solo per eliminare gli effetti ma non le cause del problema, le giovani donne trafficate da organizzazioni criminali continuano ad arrivare e ad essere ridotte in schiavitu’.

Al di fuori dei confini dell'Unione Europea il mondo e’ pieno di famiglie ridotte alla fame ed i trafficanti non fanno altro che portare le figlie di quelle famiglie la’ dove clienti ricchi possono mantenere loro e i loro sfruttatori. Giungono quindi dai Paesi poveri dell’Africa oppure da quelli ex comunisti dell’Est Europa. Sono le disperate dei nostri giorni che, per sfuggire alla fame o alle guerre, scelgono questa via molto spesso inconsapevoli del loro vero destino.

Sventurate nella propria terra, osteggiate e mal sopportate nei Paesi in cui arrivano, quasi maledette per il solo fatto d’esistere perche’ segnate dalla sfortuna, dalla miseria e dal disprezzo della gente, suscitano l'indignazione dei benpensanti quasi che la loro condizione sia conseguenza di una loro libera scelta.

Ragazze sempre piu’ giovani fino ad essere ancora delle bambine, molte delle quali non superano, nonostante le loro affermazioni, i tredici o i quattordici anni, con la violenza, l’intimidazione ed il ricatto, vengono costrette ad una vita che nessuna bambina potrebbe sopportare senza subire dei traumi profondi ed indelebili che la renderanno poi incapace di vivere rapporti normali con gli uomini e con le altre persone in genere.

Buttate sul marciapiede o, ancor peggio, segregate in case chiuse sono date in pasto a chi con i loro corpi soddisfa le proprie voglie, ma sarebbe disposto ad uccidere chi insidiasse sua figlia.

mercoledì 22 aprile 2009

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La casa delle bambole dormienti - Parte 2

Non busso’, ma apri’ piano la porta cercando di non far rumore ed aveva il cuore che gli batteva forte. Lei, distesa sul letto, indossava solo le mutandine e come aveva detto Madame, dormiva o sembrava che dormisse. Il Professore appoggio’ la giacca sul bracciolo della poltrona di fronte al letto poi, in silenzio, si mise ad osservarla. La ragazza aveva la pelle cosi' bianca che sembrava di fine porcellana ed il seno ancora acerbo, piccolo e dalla forma appuntita. Il suo volto, totalmente privo di trucco, pareva proprio quello di una bambola: diafano con le guance rosate e le labbra rosse. E poi i capelli finissimi e neri come la notte.

Le scelse un nome. Penso' che Delgadina potesse essere quello giusto, come la giovane prostituta del romanzo di García Márquez. Per un attimo si senti anche lui simile al protagonista di quel romanzo e penso’ che, forse, avrebbe potuto restar li’ per tutto il tempo a guardarla, limitandosi a rimirare quel corpo, dormirci accanto senza toccarlo provando cosi’ il piacere inverosimile di contemplare un fiore senza l'urgenza del desiderio e l'intralcio del pudore.

Ma puo’ un fiore essere toccato senza che gli venga fatto del male? Ed un fiore quando e’ colto e’ reciso per sempre, questo il professore lo sapeva e sapeva anche che lui non era un personaggio di Márquez. Lui non avrebbe avuto la forza di resistere a lungo alla tentazione di sfiorare quei petali freschi ed intatti.

- Ciao…

Una voce, musicale come la nota emessa da un flauto, lo fece sussultare mentre era assorto nei pensieri. Una voce di rusalka. Sapeva gia’ che non sarebbe stato facile scordarla, quella voce. Sapeva gia’ che dentro di essa si sarebbe perduto, precipitando in un vortice come un naufrago impazzito circondato solo dal mare dei suoi sensi di colpa.

Delgadina si mise seduta sul letto. Era ancora piu’ bella di quanto avesse potuto pensare, piu’ pura di quanto avesse potuto immaginare, piu’ misteriosa di quanto avrebbe potuto sperare e lo guardava, intensamente, con due occhi chiari come la Luna. Si’, c’era la Luna in quegli occhi, lui la vedeva e ci vedeva mille altre cose ancora.

I capelli lunghissimi, appena mossi, le accarezzavano il piccolo seno. Il Professore penso’ a lei come al personaggio di una fiaba: “capelli neri come l'ebano, labbra rosse come il sangue e pelle bianca come la neve”. Immagino’ come dovette sentirsi il Principe al risveglio di Biancaneve. E Biancaneve sarebbe stata sua per tre ore.

- Ciao… – disse l’uomo.

- Sedetevi accanto a me, vi prego –
lo invito’ la bambola con voce suadente.

Quei modi gentili, quelle maniere di altri tempi, antichi e persi nella memoria, quello sguardo ignaro, quel sorriso ingenuo. Madame aveva lavorato bene, penso’, ed ebbe la percezione chiara d'essere arrivato al traguardo della sua lunga ricerca. L’aveva trovata. Finalmente era li’ davanti a lui e capi’ che, dopo di lei, non ce ne sarebbero state altre.

Ecco cio’ che voleva dire Madame quando l’aveva presentata come unica e speciale. In lei vi si poteva scorgere una purezza mai perduta, un’innocenza mai scheggiata. Una fanciulla eterna che negli occhi avrebbe sempre avuto la curiosita’ dei primi sguardi e nelle mani il brivido della prima volta.

Sembrava un frutto profumato che nessuno aveva mai morso. Una distesa di neve fresca dove nessuno aveva mai camminato... ma era solo una piccola troia che aveva preso vita in un mondo creato apposta per lui e per quelli che come lui, silenziosi, a decine sarebbero entrati ed usciti da quella casa, da quella stanza ed anche da quel corpo.

Penso’ a come l’avevano istruita, a come l’avevano plasmata fino a farla diventare cosi’ perfetta, assoluta, definitiva. Penso’ alle mani che l’avevano toccata, agli attrezzi che l’avevano penetrata, alle lingue morbide che l’avevano accarezzata, ovunque. Penso’ a come le avevano insegnato a baciare, a succhiare, a leccare, a toccarsi, a gemere, a sopportare il dolore, a provare piacere e a donarlo... a raggiungere l’orgasmo e a come tenere gli occhi aperti in quel momento sublime. Penso’ a come era stata coccolata, violentata, vestita, spogliata, lavata, sporcata, picchiata, accarezzata…

Penso a tutte queste cose, il Professore, e per un attimo si senti come sull’orlo di un precipizio. In quell’istante penso’ che avrebbe potuto scegliere se salvarsi l’anima, uscendo silenzioso da quella porta ed abbandonando quella casa per non farvi piu’ ritorno oppure se rimanere li’ e piegarsi al desiderio, farsi catturare dalla tentazione, toccarla, farsi toccare e perdersi alla fine in quegli occhi di Luna, dimenticandosi d’essere un uomo.

- Toccami – disse infine arrendendosi.

E lei lo tocco’. Con lo sguardo abbassato gli slaccio’ i pantaloni, gli tiro’ fuori il membro turgido e lo tocco’, timida.

- Mandami in estasi con le tue mani, Delgadina.

E lei lo accarezzo’, sospirando come se non avesse desiderato altro e mentre lo faceva si mordeva le labbra, morbide come boccioli freschi di rugiada, struggendosi di piacere.

L’uomo si distese sul letto e chiuse gli occhi concentrandosi su quelle mani morbide che lo sfioravano, delicate ed abili. Gli venne voglia di mettere un dito in quella bocca e lo infilo’ fra quelle labbra rosse. Lei lo succhio avidamente, bagnandolo tutto con la sua saliva, poi se lo tolse di bocca e lo accompagno’ lentamente dentro le sue mutandine. Nessun pelo, solo sesso morbido e liscio come il velluto.

Il Professore la tocco’ ovunque. Prima fu solo una leggera carezza, poi molto di piu’, sempre piu’ a fondo, annusando di tanto in tanto le proprie dita, leccandole, per mezz’ora, un’ora ed anche piu’, saziandosi di quel sapore di fanciulla senza mai staccare i suoi occhi da quelli di lei.

(Continua…)

martedì 21 aprile 2009

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La casa delle bambole dormienti - Parte 1

Giunto davanti alla porta il Professore si fermo’. Solo un attimo. Il tempo per dare uno sguardo intorno ed assicurarsi che nessuno lo stesse vedendo. Non c’era anima viva e questo lo fece sentire piu' tranquillo, poi guardo’ l’orologio. Avrebbe avuto tre ore da dedicare a se stesso ed a quel regalo tanto desiderato per il quale aveva atteso anche fin troppo tempo.

Era stato un frequentatore di bordelli sin da ragazzo. Aveva sempre pagato i rapporti d'amore. Lo aveva fatto anche quando non avrebbe avuto bisogno di farlo. Non era mai andato a letto con una donna senza pagarla, e le poche che non erano state del mestiere le aveva sempre convinte con la ragione o con la forza a prendere il denaro. Lo avessero pure buttato nella spazzatura, a lui non importava, e di questo ne faceva un motivo di vanto. L’unico rapporto durato un po’ piu’ a lungo era stato quello con sua moglie, gran chiacchierona, ottima cuoca, brava di bocca ma che non era mai stata una bella donna. Lo aveva lasciato dopo pochi anni di matrimonio proprio a causa di quel suo vizio per le puttane. Puttane alle quali aveva dedicato tutta una vita trasformando la sua ossessione in una vera passione.

Conosceva bene quella casa. La considerava la migliore che avesse mai frequentato e Madame, la tenutaria, s’era sempre prodigata per fargli avere il meglio, trovando per lui delle autentiche perle rare; ogni volta che ne aveva una nuova, speciale, lui era il primo ad essere interpellato. Certo che tutto cio’ gli era costato una fortuna, ma cosa poteva esserci di piu’ bello della sensazione provata nell’entrare dentro il corpo di una giovane donna e portarle via un pezzetto del suo candore, facendolo proprio, per custodirlo poi come un prezioso gioiello nella cassaforte dei ricordi?

Poso’ il dito sul campanello in ottone senza targhetta, un gesto tante volte ripetuto in quegli anni, e lo premette. Ne senti’ il suono familiare e poi il rumore dei passi al di la’ della porta. Madame venne ad aprire. Nello sguardo aveva la solita severita’ e, come sempre, sorrideva in quel modo che non gli era mai parso del tutto sincero.

- Prego, Professore, si accomodi.

- Grazie, forse sono un po' in anticipo...


All’interno della casa si respirava come sempre quell’atmosfera d’innocenza un po’ innaturale. Nessuno, entrando, avrebbe potuto pensare ad un postribolo. Non c’erano clienti in attesa, non c’erano ragazze seminude che andavano in giro, non c’era musica di sottofondo, non c’era niente di tutto cio’. Pareva piuttosto una casa abitata da una normalissima famiglia felice.

Un gatto bianco e striato come quello d’Alice nel Paese delle meraviglie, accoccolato sopra la credenza, osservava attento tutto cio’ che accadeva intorno, immobile come il vaso riempito di rose gialle che gli stava vicino ed una ballerina in porcellana, ferma da sempre nella sua posizione d’arabesque. Alle pareti, dipinti raffiguranti paesaggi e ritratti in stile ottocentesco e poi, adagiati sul parquet di jatoba’ intarsiato in acero, morbidi tappeti dai colori solari. Niente lanterne rosse dalla luce offuscata, niente drappeggi pesanti, niente ambrasse dorati. Soltanto il sole d’aprile che filtrava placido dalle finestre appena velate da leggere tende fiorite.

- Si sieda, la prego, se non le dispiace vorrei dirle due parole prima - sussurro’ Madame mettendosi seduta – Come tutte le altre ha bevuto una tisana di valeriana. La trovera’ quindi assopita e potra’ guardarla mentre dorme per tutto il tempo che vorra'. Ma sia dolce nel destarla, e’ una bambola molto delicata.

- Lei mi ha parlato di qualcosa di veramente speciale. Spero che abbia l’eta’ giusta e che sia consapevole del suo ruolo.

- E’ perfettamente istruita, Professore, e l’eta’ e’ quella giusta anche se dimostra molti meno anni di quelli che ha. Posso assicurarle che e’ la migliore in assoluto. Ha un talento naturale e pare sia nata solo per questo. Un giovane sogno che in pochi possono permettersi e le dico in tutta franchezza che chi la incontra una volta non la scorda facilmente. Cerchi di apprezzarla e di farle apprezzare il tempo che trascorrerete insieme. Ma so che di lei posso fidarmi -
concluse Madame - lei e’ un gentiluomo in tutti i sensi.

Poi la donna si alzo’ dalla poltrona e condusse il Professore, su per le scale, davanti alla porta oltre la quale c’era la camera dove le sue bambole incontravano i clienti.

(Continua...)

lunedì 20 aprile 2009

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Diventare Escort

Con questo post vorrei rispondere a quelle ragazze che, in privato, mi chiedono consigli e dritte varie per diventare Escort. Care ragazze, mi scrivete e mi raccontate la vostra vita spiegandomi i motivi per i quali avreste voglia d’affrontare la stessa avventura che, molti anni fa, anche io ho affrontato, innanzi tutto vi ringrazio per la fiducia che riponete in me; non e’ semplice fidarsi, nel virtuale, al punto di mettere nelle mani a chi non si conosce i propri segreti, le proprie emozioni, i propri desideri. Cio’ significa che il modo con il quale mi sono proposta finora ha fatto filtrare quella parte di me che comunica affidabilita’, sincerita’, coerenza, correttezza, e questo era proprio cio’ che desideravo quando scelsi di rendere pubblico questo mio diario.

Poi, se ancora non avete letto approfonditamente questo blog, vorrei spiegarvi alcune cose riguardo all’avventura nella quale avreste intenzione di gettarvi. Toglietevi dalla testa l’idea che siano tutte rose e fiori, bella vita e quattrini. I sacrifici che si devono fare sono molti e sono duri e prima d'iniziare dovreste davvero essere convinte delle vostre decisioni perche’ una volta iniziato il cammino, man mano che si procede se ne resta sempre piu’ invischiate e diventa sempre piu’ difficile tornare indietro.

Ambire ad essere Escort, Geishe, Etere, Cortigiane o come meglio vogliamo chiamare questa professione, anche se significa mettere in conto di vendere il corpo ed i favori sessuali in cambio di denaro, come fanno le prostitute, presuppone qualcosa di piu’ dall’essere prostitute. Esattamente come chi ambisce a diventare concertista e vuol arrivare un giorno a suonare Chopin di fronte ad una platea alla “Prima” del Teatro dell’Opera, presuppone qualcosa di piu’ dal saper strimpellare sui tasti di un pianoforte.

Non e’ sufficiente avere un pianoforte, non e’ abbastanza avere dita lunghe da pianista e non basta neppure avere l'ambizione di arrivare al traguardo. Anche se possedere determinate qualita’ e’ sicuramente indispensabile, occorre anche avere talento, tecnica e sapere come e quali tasti del pianoforte pigiare, quindi conoscere la musica ed esercitarsi a suonarla.

C’e’ chi crede che far sesso oltre il livello basic necessario alla riproduzione o al mero passatempo sia una cosa semplice, naturale, alla portata di tutti, poiche' la Natura il pianoforte, bene o male, lo ha dato a tutti e che quindi sia solo questione di abbandonare determinati tabu’ per arrivare a suonare Chopin al Teatro dell’Opera. Ma non e’ cosi’. Chiunque puo’ strimpellare qualche nota sul suo pianoforte ma non e’ detto qualcuno vorra’ ascoltare la sua musica. Soprattutto se, per ascoltarla, dovra’ pagare fior di quattrini. Infatti, qualora il pianoforte fosse scordato e chi lo suona completamente privo di talento sara’ difficile trovare qualcuno disposto a pagare per ascoltare quella musica.

Quindi, prima di voler diventare concertiste che suonano Chopin, si dovrebbe fare un bell’esame di coscienza e giudicare onestamente se la musica che suoniamo puo’ interessare a qualcuno disposto a pagare per ascoltarla, tenendo presente che non sempre si riesce ad arrivare al Teatro dell'Opera. Talvolta ci si deve accontentare di suonare in qualche piano bar ma, comunque, anche in questo caso, si dovrebbe seriamente capire quale puo’ essere il livello di piano bar nel quale troveremo qualcuno che paghi per ascoltare la nostra musica.

Purtroppo, care ragazze, non posso darvi consigli dettagliati su quali siano i percorsi da seguire per portare a termine il vostro progetto. Cio’ sarebbe contrario alla Legge italica ed io non voglio assolutamente infrangere la Legge. Pero', se volete sapere dell'esistenza di luoghi dove s’impara l’arte del sesso e della seduzione e si diventa abili ad usare il corpo e la mente in modo da dare piacere oltre il livello basic che ci ha dato la Natura, e quindi luoghi in cui s'impara a suonare il pianoforte meglio di quanto sappia fare chi solo strimpella sui tasti, vi rispondo di si’, questi luoghi esistono. Sono conservatori che non si trovano in Italia, e’ ovvio, e se sono raggiungibili non lo sono sicuramente consultando Google.

domenica 19 aprile 2009

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Giochi di geisha

E’ bello sentirle dentro. E’ il movimento stesso del corpo che, facendole vibrare, le mette in funzione e loro, sollecitando e stimolando il punto G, ti regalano un incredibile piacere. Pensa che, contraendo al giusto ritmo i muscoli interni, senza toccarti potresti addirittura raggiungere l’orgasmo ma non e’ questo che vuoi. Almeno non subito. Di solito hai solo voglia di far crescere quell’inconfondibile languore che anche tu conosci bene…

Dovrai comprarle, sicuramente; non puoi non averle ed e' inconcepibile che ancora tu non le abbia. Ce ne sono di due tipi: la coppia ed il rosario. Scegli la prima, in lattice morbido, e ti consiglio di non lesinare sulle dimensioni perche' poi, dopo averle usate la prima volta, ti prendera’ la voglia di provarle piu’ grosse e magari vorrai condividere quel piacere anche con me. Non credere che questa sia solo una mia immaginazione. Avverra’ prima o poi. Pensa a questo quando le sceglierai e pensa a quando mi guarderai mentre me le infilero’ dentro e a quando tu, tirando lievemente il cordino che terrai fra i denti, mi farai gemere di sottile piacere.

E pensa anche che, dopo, anch’io avro' voglia di usarle su di te. Lo faro' e tu lo sai. Ti raggiungero’ quando sarai nella doccia e ti lavero’ dolcemente, tutta. Carezzandoti con dita scivolose ti coccolero’ e prendendoti per i fianchi, ti sistemero’ come piace a me: le mani aperte appoggiate contro la parete e la guancia premuta sulle fredde piastrelle mentre, da dietro, spingero’ il mio pube contro tuoi glutei come se volessi possederti e con le braccia ti avvolgero’ il seno. Poi, con voce bassa ma sufficiente da superare il rumore dello scroscio dell’acqua, all’orecchio ti sussurrero’ le cose piu’ sconce e ti faro’ partecipe e complice dei miei giochi di geisha.

Con una carezza disegnero’ un ghirigoro che scivolera’ lento sulle tue braccia fino alle spalle e poi giu’ per la schiena, lungo la spina dorsale, per riallargarsi infine sul tuo morbido bacino. Ti ordinero’ quindi di girarti e di divaricare le gambe, poi m’inginocchiero’ sul pavimento e ti assaporero’ mischiata all’acqua della doccia fino a quando ti sentiro’ vacillare. Mi attardero’ ancora un po’ giocando con la lingua e quando capiro’ che non potrai resistere che pochi secondi in quel momento usero’ le palline, inserendole una alla volta, lentamente, e guardandoti da vicino mentre ti aprirai e richiuderai… ti aprirai e richiuderai…

Verrai con violenza, inarcandoti all’indietro ed anche quando il piacere lentamente si plachera’ continuero' a baciarti il ventre che sentiro’ ancora contrarsi. Lo risaliro’ bevendo i mille rivoli d’acqua che scenderanno lungo il tuo corpo e giunta alla tua bocca, che trovero’ semiaperta nella quiete dell’orgasmo, ne berro’ alla fine il respiro mentre i tuoi occhi, quei dannatissimi occhi che guarderanno, dolci, in fondo ai miei, prendendomi per mano mi condurranno con tenerezza dentro di te.

giovedì 16 aprile 2009

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Hotel Chişinău

A Chişinău non interessa a nessuno del terremoto in Italia. Forse, alla TV non hanno neppure dato la notizia del disastro e se qualcuno l’ha fatto sono certa che non ha perso piu’ di un minuto del suo tempo. A Chişinău non interessa di quanta gente sia morta sotto le macerie e non interessa che fine faranno le persone sfollate. A Chişinău non interessa niente di tutto questo. A Chişinău, se si ha il coraggio di uscire dalla citta’ e si gira un po’ per questa terra di confine da sempre divisa, da sempre contesa, da sempre usata come merce di scambio, ci si accorge che il terremoto, qui, lo vivono da sempre.

Chişinău, se la si osserva sulla carta geografica, sembra vicina ma e’ lontanissima dal resto del mondo e chi non l'ha ancora abbandonata per andare in ricerca di un futuro migliore, sopravvive avendo stampato sul suo volto zingaro quel fatalismo tipico di chi, all'Est, ha vissuto nei duri anni del Comunismo.

Volti come il mio…

Questi e non solo questi i pensieri che mi frullano in testa mentre ti siedo di fronte nella hall di questo hotel che ospita giornalisti e fotografi stranieri che, in un momento in cui la Moldavia si trova al centro di un’importante partita a scacchi giocata fra Russia e Nato, sono assai numerosi.

Sono stati tre giorni d'intenso lavoro nei quali ho fatto la mia prima vera immersione nel mondo della cronaca e del giornalismo facendoti da assistente, da interprete, da segretaria, ruoli che, stranamente, non mi sono pesati nonostante il mio carattere spigoloso e poco incline ad eseguire ordini.

Tra poco ti salutero’. Il taxi mi condurra’ alla stazione dalla quale prendero’ il treno che mi riportera' a casa e di quest’esperienza, oltre alla sensazione di aver vissuto al centro d’avvenimenti importanti osservandoli da una posizione privilegiata, resteranno sedimentate molte piu' cose di quante avrei immaginato.

Sono in anticipo con i tempi. Accade sempre cosi’. Quando devo prendere un aereo, un treno o una nave, ho sempre il timore d'arrivare tardi, quindi mi sveglio presto e mi capita di restare a lungo in attesa, inutilmente, prima del momento della partenza. E sono istanti come questo in cui i pensieri si mescolano in un composto dal quale e’ difficile, poi, discernere gli ingredienti e separarli.

Tutto cio’ riguarda me, il mio modo di essere, soprattutto in un momento della vita in cui mi sento libera da legami ed in cui, lo so, sono piu’ incline a perdermi in meandri tortuosi che di solito non trovano mai una via d’uscita.

Il dubbio e’ sempre lo stesso. E’ il dilemma ricorrente che sempre nasce quando conosco chi, come te, attrae il mio interesse oltre il limite dell'andarci a letto. Esiste un tempo che dovrei far trascorrere prima di concedermi? Esiste una regola, un qualcosa che ancora non so ma che, in qualche modo, mi indichi la diversita’ fra un improvviso desiderio innescato dall'esplosione di una carica ormonale ed un qualcosa d'indefinibile in cui, pero', so che esiste anche altro?

Il sesso immediato fatto senza alcun freno puo’ essere un’arma a doppio taglio. E’ uno strumento seduttivo micidiale ed irresistibile ma il rischio e’ anche quello di falsare fin da subito il rapporto, di fargli prendere una strada dalla quale, poi, e’ difficile se non impossibile tornare indietro. Ed una volta mostrata una faccia, quella piu’ superficiale, quella che meno m'appartiene perche’ e’ solo la maschera che ho usato nella recita il cui vero fine era sedurti, diventa quasi impossibile, poi, mostrarti cio’ che sono veramente, farti conoscere la mia vera essenza perche’ il mio timore e' che se te la mostrassi denudandomi completamente, forse, non percepiresti in essa alcunche’ d’attraente.

Per questo mi chiedo se ho fatto davvero la cosa giusta a lanciare subito i miei vestiti per aria oppure se avrei fatto meglio a condurre un gioco piu’ lento, piu' raffinato, negandomi e facendomi inseguire. Un gioco che durasse un po' piu’ del breve lasso di tempo di una serata passata a bere, ridere, scherzare e parlare di noi.

Adesso sei li’, seduto di fronte a me e, come me, non parli. Mi guardi. Forse vorresti dire qualcosa d’importante, non so, qualcosa che restasse inciso sulla lapide di questo nostro breve incontro destinato a soccombere quando saliro’ su quel taxi.

La scorsa notte ho bussato alla tua porta perche’ forse mi sentivo sola o forse, soltanto, non volevo andarmene scordandomi di te senza che tu mi ricordassi. Non ci hai messo molto a capire quello che volevo. E’ stato bello e chissa’ se questo nostro ricordo sara’ qualcosa che riusciremo a condividere oppure se, come capita ad ogni cosa che tocco, sara' destinato a scomparire, prima o poi.

lunedì 13 aprile 2009

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Fame di Second Life

Esistono diversi tipi di fame. Non sempre si tratta del bisogno d'ingerire del cibo, molto spesso e' fame di altra natura, piu' psicologica; una fame d'affetto, di tenerezza oppure il bisogno di qualcuno che ci comprenda, ci ascolti, ci consideri. In Second Life tutto si svolge come se ci venissero mostrate continuamente fotografie di cibi. Molti non ci interessano, pero' alcuni sembrano davvero speciali, meravigliosi, e riescono a stimolare un certo appetito. Sono li', li vediamo, sappiamo che da qualche parte del mondo esistono, qualcuno li ha preparati e fotografati ma non sono alla nostra portata. Non li possiamo mangiare, li possiamo solo guardare e desiderare.

Magari, quando il desiderio diventa incontenibile, si puo' andare a controllare se, nel frigorifero, abbiamo gli ingredienti per preparare qualcosa di simile; anche se cio' che ne uscira' non sara' esattamente uguale a quello che abbiamo visto in fotografia, comunque ci accontenteremo, lo mangeremo ed in qualche modo servira' ad attenuare quel languore che proviamo.

Poi c'e' chi ha il frigorifero completamente vuoto oppure non e' in grado di preparare alcun piatto perche' non sa cucinare oppure non riesce ad accontentarsi ed allora, per placare la fame, addenta la fotografia e, dopo aver provato schifo per il sapore della carta, si lamenta per il mal di stomaco.

domenica 12 aprile 2009

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Buon pranzo

Sapete che non amo le parole impregnate d'amicizia e bonta' che si manifestano solo nelle date obbligate (come cani di Pavlov ci muoviamo all'unisono all'accendersi della lucetta natalizia, pasquale o di qualsivoglia festivita') delle quali troppo spesso ci si dimentica una volta trascorsa la giornata. Ricambio comunque gli auguri che mi sono giunti (mi parrebbe maleducato non farlo) ricordando pero' che oggi non in tutto il mondo e' Pasqua.

Egocentrare tutto su di noi e sulle nostre abitudini ci fa talvolta dimenticare che per altri popoli e per altre credenze religiose la Pasqua, qualora faccia parte della tradizione, puo' giungere in date differenti.

Infatti, nella citta' invisibile dove io vivo, ormai, non se ne tiene piu' di conto se non in quell'unico aspetto che e' degno di nota, che interessa e che accomuna realmente tutti: donne, uomini, bambini, bianchi, neri, gialli, rossi, cristiani, musulmani, buddisti, atei, giovani, vecchi, poveri, ricchi, buoni, cattivi, stupidi, intelligenti, illusi, disillusi, di destra, di sinistra, di centro, reali e virtuali... Quello gastronomico.

Quindi, almeno a chi e' fortunato da avere qualcosa da mangiare, auguro buon pranzo!

giovedì 9 aprile 2009

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Sciacallaggio

Volevo essere anch’io una goccia nel mare, dare il mio piccolo contributo. inviare un SMS da un euro, scrivere un post che parlasse di solidarieta’ e che, magari, dall’altro lato, denunziasse anche le inefficienze del sistema, la speculazione edilizia e di come il disastro avrebbe potuto essere limitato nei danni, eccetera, eccetera, eccetera…
Solo che, poi, ho pensato: “Ma che cavolo sto facendo? Sono rimbecillita? Come se non sapessi come funzionano le cose? Voglio anche io diventare complice dell'ipocrisia ai danni di quella povera gente che, in questo momento, e’ solo merce? Merce mediatica che viene usata da tutti, nessuno escluso?”

Chi la usa per farsi bello e per ottenere consenso politico, chi per contestare il governo in vista delle prossime elezioni, chi per vedere aumentare il suo share televisivo, chi per spartirsi un po' di denaro pubblico. Insomma se le tragedie sono belle grosse possono rendersi interessanti per moltissima gente.

E poi c'e' chi non perde l’occasione per riempire pagine di blog, cosi’… tanto per dare l’impressione di avere qualcosa d’intelligente da scrivere e di non essere a corto d'idee.

Essi’, perche’ al di la’ di tutte le considerazioni che si possono fare, quando accadono fatti del genere, gli sciacalli non sono solo quelli che vanno a depredare le case abbandonate e tutti dovremmo farci un esame di coscienza e riflettere su quanto, le cose che diciamo, che scriviamo e che facciamo servano effettivamente a qualcosa, a migliorare la situazione oppure se, invece, servano soltanto a soddisfare il nostro ego, la nostra vanita', a mostrare bonta', compassione, a farci dire: “Ci sono anch’io, guardatemi! Anche se non muovo mai le chiappe sudate da questa sedia sulla quale sto tutto il giorno a digitare stronzate, ho lanciato anche io il mio utile appello!”

Sappiamo bene che le uniche azioni che hanno una reale utilita' sono quelle di chi va li’ a rompersi il culo di persona e se lo sporca in mezzo alla polvere ed al fango per aiutare materialmente la gente in difficolta' ma, come spesso avviene, proliferano coloro che credono che digitando quattro notiziole copia incollate e rifrullate a piu’ mani nella blogsfera, ci si possa guardare allo specchio e vederci dentro delle persone migliori.

In realta’, di questo disastro come delle altre decine di disastri avvenuti e che avvengono di continuo, a chi non lo subisce sulla propria pelle, a chi non ha veri lutti, a chi non perde tutto cio' che ha sotto le macerie... ecco, a chi non soffre davvero, di tutto cio' non interessa una beata fava. Questa la verita’.

Al prossimo fatto importante che attirera’ l’attenzione mediatica, al prossimo delitto a luci rosse con la lolita di turno oppure alla prossima coppa vinta dalla squadra del cuore, il salotto di Vespa si riempira' di nuovi personaggi e dei terremotati abruzzesi non si parlera’ piu’. Esattamente come per i bimbi di Gaza.

Intanto, per Pasqua, nell'italico Paese in cui la solidarieta' abbonda, saranno ben sedici milioni le auto che si muoveranno in viaggio verso le localita’ di vacanza. In barba alla crisi economica, in barba ai terremotati, in barba a tutto cio' che viene detto in TV e scritto sui blog.

Comunque, anche io, con questo post sono caduta nella trappola e sono entrata nel novero di coloro che hanno riempito una paginetta parlando del terremoto. Alla fine ho fatto la mia parte: senza sporcarmi le chiappe, con una semplice tastiera, ho dato il mio contributo allo sciacallaggio.

martedì 7 aprile 2009

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Borderline

E’ impossibile stabilire dove passi la mia linea di confine pero’ so che c’e’, laggiu', dall'altra parte di questo abisso indistinto, offuscato, avvolto in una nebbia densa fatta di paura e sopra al quale, funambola senza rete, cammino su di un filo teso, invisibile e fragile. Eternamente sull’orlo di un precipizio mi spingo fino al limite: ogni stimolo e’ eccessivo, troppo potente, e’ come se fosse amplificato, come se i miei sensi fossero esasperati a dismisura, come se tutto rimbombasse e tutto sembrasse avere un volume troppo alto, esagerato, isopportabile. I suoni mi rimbombano, le voci mi rimbombano, la mia vista e’ troppo acuta, gli odori troppo penetranti ed ogni eccitazione la vivo come qualcosa di travolgente.

Ed e' la' che resto nuda, senza niente addosso a proteggermi, vulnerabile a tutto e se qualcosa mi tocca, anche la piu’ lieve, e’ una ferita profonda dal dolore lancinante. Ma alla fine mi arrendo e ti offro questa mia nudita’ riuscendo a tramutarla in forza, in un devastante attacco di seduzione.

E’ il mio modo di essere, il mio modo di vivere. Per me tutto e’ troppo pungente, violento, aggressivo, crudele. Tutto e’ duro. La mia vita e’ fatta di roccia e gli esseri umani sono di pietra, sono duri, non esiste tenerezza in loro. C’e’ il sesso, si’, che puo’ anche essere molto eccitante, ma anche molto duro se dall’altra parte non scorgo un barlume di cio’ che lo rende umano: quel connubio fra tenerezza e sessualita’ nelle quali ondeggio, perennemente.

Ma alla fine scelgo sempre di annullarne una a scapito dell'altra sulla quale mi getto in modo ossessivo ed e’ in questa smisurata tenerezza oppure nella ricerca spasmodica ed immediata del piacere, che trovo la soluzione, la pacificazione, quella sensazione che mi fa sentire meno nuda e cosi' riesco a capovolgere la mia fragilita’, e nel suo opposto trovo il modo per rendere nudo te.

Chi pensi di essere, tu, che vieni ad insegnarmi le cose della vita? Non credo a quello che mi dici. Fammi prima vedere come sei, fammi scorgere la tua nudita’ e poi, forse, dopo, se con te si potra’ parlare e se ancora m'interesserai, allora potro' discutere.

Oppure no. In fondo, non ho voglia di sapere come sei fatto. Lo so gia'. Sei come gli altri: uno sconosciuto che desidera controllarmi, che vuol prendere cio’ che ho senza darmi niente in cambio. Ma so che ti piaccio e questa mia sessualita’ cosi’ disinibita, spudorata, questa mia irritabilita’ sconsiderata, questa mia litigiosita’ estrema, questa mia permalosita’ eccessiva ti attirano al punto che non ne puoi fare a meno.

Perche’ e’ cosi’, solo cosi’, che riesci ad avermi completamente, che puoi scorgere il centro della mia anima e questo ti eccita, certo, ma ti provoca anche sentimenti contrastanti: senso di trepidazione, di protezione di commozione nel vedermi cosi’ esposta, indifesa pero', allo stesso tempo, desideri anche che ti lasci in pace, che non ti stimoli di continuo, che non ti richiami sempre a questa mia condizione esistenziale fatta di fragilita'.

Perche’ sai che la mia debolezza e’ una forza irresistibile, cosi’ potente da non poterla sopportare a lungo. Ed alla fine cederai.

lunedì 6 aprile 2009

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La voce del fiume

Di quando in quando torno a sedermi sulla riva del mio fiume. Chiudo gli occhi ed ascolto la sua voce, l’unica che amo ascoltare… e resto in silenzio. Immersa in quell’atmosfera mi distendo e m’abbandono ai raggi del sole di primavera lasciando che scaldino dolcemente il mio corpo. Talvolta mi assalgono mille pensieri, malinconici e solitari, che si lasciano trasportare dalla lenta corrente mentre stringo un libro e lo rigiro fra le mani nella speranza di assorbire un po’ di quell’essenza che apparteneva a chi lo ha scritto.

Leggendolo ho conosciuto quell’uomo, quel medico che divenne un poeta e non solo. Ho imparato a rispettare il suo pensiero, i suoi ideali ed ho imparato ad amarlo anche se so bene che, questo mio, e’ un amore impossibile poiche’ e’ solo li’, nelle parole che ha scritto, che posso incontrarlo.

Ed ecco allora che lo riapro, il suo libro, ed ancora lo sfoglio accarezzandone con dolcezza le pagine e ne rileggo alcune, avidamente, alla ricerca di un dettaglio, di una sensazione che, magari, m'era sfuggita…

Vecchia Maria, stai per morire,
voglio dirti qualcosa di serio:
La tua vita e’ stata un rosario completo di agonie,
non hai avuto amore d'uomo, salute e denaro,
soltanto la fame da dividere coi tuoi;
voglio parlare della tua speranza,
delle tre diverse speranze
costruite da tua figlia senza sapere come.
Prendi questa mano di uomo che sembra di bambino
tra le tue, levigate dal sapone giallo.
Strofina i tuoi calli duri e le pure nocche
contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
Ascolta, nonna proletaria:
credi nell'uomo che sta per arrivare,
credi nel futuro che non vedrai.
Non pregare il dio inclemente
che per tutta una vita ha deluso la tua speranza.
E non chiedere clemenza alla morte
per veder crescere le tue grigie carezze;
i cieli sono sordi e sei dominata dal buio,
su tutto avrai una rossa vendetta,
lo giuro sull'esatta dimensione dei miei ideali
tutti i tuoi nipoti vivranno l'aurora,
muori in pace, vecchia combattente.
Stai per morire, vecchia Maria;
trenta progetti di sudario
ti diranno addio con lo sguardo
il giorno che te ne andrai.
Stai per morire, vecchia Maria,
rimarranno mute le pareti della sala
quando la morte si unira’ all'asma
e consumera’ il suo amore nella tua gola.
Queste tre carezze fuse nel bronzo
(l'unica luce che rischiara la tua notte)
questi tre nipoti vestiti di fame,
sogneranno le nocche delle tue vecchie dita
in cui sempre trovavano un sorriso.
Questo sara’ tutto, vecchia Maria.
La tua vita e’ stata un rosario di magre agonie,
non hai avuto amore d'uomo, salute, allegria,
soltanto la fame da dividere coi tuoi.
E' stata triste la tua vita, vecchia Maria.
Quando l'annuncio dell'eterno riposo
velera’ di dolore le tue pupille,
quando le tue mani di sguattera perpetua
riceveranno l'ultima, ingenua carezza,
penserai a loro... e piangerai,
povera vecchia Maria.
No, non lo fare!
Non pregare il dio indolente che per tutta una vita
ha deluso la tua speranza
e non domandare clemenza alla morte,
la tua vita ha portato l'orribile vestito della fame
e ora, vestita di asma, volge alla fine.
Ma voglio annunciarti,
con la voce bassa e virile delle speranze,
la piu’ rossa e virile delle vendette,
voglio giurarlo sull'esatta
dimensione dei miei ideali.
Prendi questa mano di uomo che sembra di bambino
tra le tue, levigate dal sapone giallo,
strofina i tuoi calli duri e le nocche pure
contro la morbida vergogna delle mie mani di medico.
Riposa in pace, vecchia Maria,
riposa in pace, vecchia combattente,
i tuoi nipoti vivranno nell'aurora,
lo giuro.

domenica 5 aprile 2009

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Matti, giullari e buffoni di corte

In passato gli stati mentali alterati avevano implicazioni sociali e culturali che oggi parrebbero prive di senso. Nei tempi antichi, infatti, i matti avevano la facolta’ di esprimersi in liberta’ e potevano dire cose che agli altri non era concesso semplicemente perche’ alle loro folli parole non veniva data alcuna importanza, come se la pazzia facesse loro da scudo. In molte culture arcaiche si credeva che la follia ed un qualsiasi stato d’alterazione come anche il sonno, fossero in grado di collegare il mondo mortale con quello ultraterreno. Nella Bibbia ma anche nei poemi omerici, esistono a tal proposito numerosi esempi di personaggi che vengono a conoscenza di eventi futuri o ricevono istruzioni da messaggeri divini per l'appunto proprio in sogno.

Anche la pratica dello stato di trance degli sciamani tribali e dei medici-stregoni rappresenta un tipico esempio di questo concetto archetipico, che una volta era assai diffuso nel mondo primitivo le cui evidenti tracce si ritrovano ancora oggi nell'esoterismo.

La follia o l’incoscienza erano quindi considerati un ponte fra l'uomo ed il sovrannaturale. Persino nell'antica Roma venivano sospesi i pubblici comizi qualora uno dei partecipanti fosse stato colto da crisi epilettica, interpretando quell’improvvisa e sconosciuta manifestazione come un segnale d'ammonimento divino e nelle corti rinascimentali il matto, il giullare, il buffone, spesso un gobbo o un nano, pur essendo l'ultimo fra i membri della corte per rango sociale, era anche l'unico al quale fosse garantita la liberta’ di giocare col re, di prenderlo in giro, di dirgli parole che ad altri non sarebbero state consentite.

venerdì 3 aprile 2009

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Le cose rubate

Corri, Irina, non farti prendere. Non voltarti indietro, resta sorda al tuo cuore, non dargli ascolto. Sei in affanno, trafelata, angosciata, ma devi far presto; non hai molto tempo. Vlada ha gia' pensato a tutto. Lui non ti trovera' e quando se ne accorgera’, sara’ troppo tardi, sarai gia’ fuggita. Lontano. Hai la sacca da riempire. Una sacca nera, come la notte, come i tuoi capelli, come la tua anima. L’hai scelta grandissima, capiente, ma non abbastanza. Non potrai metterci tutto e questa volta, non potrai essere ordinata. Dovrai buttar dentro alla rinfusa…

Troppe sono le cose che vorresti portare con te; ingombranti, pesanti. Cerca di non dimenticarti di nulla. Il passaporto, gli occhiali, qualche vestito, un po’ di soldi, i tuoi gioielli.

E poi?

E poi, lo specchio, quello in cui hai visto il tuo volto trasformarsi e farsi sempre meno ingenuo, ed il kajal per indurirti gli occhi, ed il rossetto per ammorbidirti le labbra, ed il profumo perche' possano respirarti.

E poi?

E poi, il tuo diario, le tue fotografie… e i tuoi ricordi. Ecco, si’, mettici dentro pure quelli; cerca di farli entrare insieme alla malinconia, alla rabbia, alla disperazione.

E poi?

E poi, pigia bene il tutto, inzeppalo, stipalo e se ti resta ancora un po' di spazio, infilaci anche quello che gli hai rubato e che lui non riavra' mai. Un libro da cinque rubli, il tuo preferito, che ti faceva sognare nelle interminabili notti d'inverno. Un pedone d'ebano della sua scacchiera, quello con l'intaglio imperfetto che coi polpastrelli riconoscevi al tatto, che hai voluto scegliere come portafortuna. Ed infine il tuo cuore.

giovedì 2 aprile 2009

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Piccolo o grosso?

Sono giorni che, alla casella di posta elettronica alla quale e' collegato il blog, account che fra l'altro non uso mai per inviare o ricevere email, non fanno che arrivare messaggi da parte di chi non vede l'ora di regalarmi soldi, vendermi amuleti fortunati, consigliarmi sui titoli da acquistare in borsa e, ovviamente, fornirmi il metodo infallibile per ingrossarmi il... pene. Cio' che mi sono immediatamente chiesta e': “Come fa a sapere, questa gente, che l'ho piccolo, talmente piccolo da essere molto simile se non uguale ad una clitoride?” Questo particolare sul mio organo del piacere, io, non l'ho mai rivelato a nessuno e mi sorprende tantissimo che ci sia qualcuno che ne e' informato al punto tale da inviarmi un'email dopo l'altra, preoccupato forse, chissa', per il mio stato psicofisico.

Fatto e' che, avercelo piccolo, finora non mi ha mai procurato alcun problema, ne’ di relazione ne’ di autostima ne' di altro. Anzi, e' risaputo che certe cosette piu' sono piccole e piu' sono sensibili, quindi non avrei alcun motivo per seguire i consigli di chi vorrebbe trasformarmi a tutti i costi in una superdotata.

Si', forse in tal modo con le mie occasionali compagne di letto potrei evitare di usare lo strap-on e, con alcune particolarmente focose, persino risparmiare sul costo delle pile dei vibratori, ma sinceramente non vedo un valido motivo per piazzarmi in mezzo alle gambe uno strumento ingombrante, come ad esempio un pisello modello "Rocco", solo per risparmiare qualche euro sulle pile.

Oltretutto, avercelo grosso significherebbe, per me, dover gettare via tutti quanti quei deliziosi perizomini che fanno parte del mio guardaroba di intimo e con i quali sto tanto bene. Con cio' che mi sono costati non sarebbe certo un buon affare.

Ho pensato anche al fatto che, averne uno grosso tutto per me, invece di andarlo a cercare in giro qua e la’, potrebbe rivelarsi utile quando non ho voglia di uscire, quando fuori fa freddo e piove oppure quando non ho voglia di vedere gente, mi sento misantropa e non mi va di stare ad ascoltare un beccamorto qualsiasi che, perennamente con gli occhi incollati sulle tette, mi riempie la testa con le sue stronzate solo nella speranza che poi nasca in me la voglia di terminare la serata in un certo modo. Ma, poi, mi sono resa conto che quegli affari li' non mi sono mai mancati, anzi ne ho avuti talmente tanti, piccoli, grandi, lunghi, corti, dritti, storti, duri, molli, da averne quasi un senso di sazieta'.

Pero', qualche dubbio queste email me l'hanno inculcato. "Non saro' io ad essere sbagliata? - mi sono chiesta - Magari adesso vanno di moda le donne supercazzute di nome e di fatto ed io, forse, non ne sono al corrente". E cosi', mentre stavo... ehm... discutendo d’arte contemporanea con un mio amico gliel’ho raccontato e lui, che proprio male da quelle parti non sta messo ve lo posso assicurare, mi ha confessato che gli accade esattamente la stessa cosa e cioe' che riceve di continuo le stesse email.

"Eccavolo! - gli ho detto - Poi ti ci vorra' una carriola per trasportarlo!". E lui, che ha un'impresa di costruzioni edili e quindi e’ del mestiere, mi ha assicurato che per quello non c'era problema e che, all'occorrenza, per i nostri incontri... ehm... culturali, poteva procurarsi anche un argano per agevolarmi nella mia… ehm… discussione sull'arte contemporana.

Comunque, da queste email si evince che il mondo e’ composto in massima parte da persone che l’hanno piccolo, anzi piccolissimo, e che (fortunatamente) c’e’ gente altruista che si da’ da fare affinche’, chi ancora non se ne rende conto e crede di essere nella norma, possa prendere consapevolezza del suo miserrimo stato ed agire di conseguenza, risolvendo radicalmente il problema, ingigantendosi il pene a dismisura in modo che diventi una cosa da non poter essere contenuta neppure nei pantaloni larghi e con il cavallo basso che vanno tanto di moda in questa primavera estate.

Ma anche ad avercelo piccolo, credetemi, possono esserci dei risvolti assai positivi. Se lo avessi avuto grosso, infatti il mio conto in banca starebbe ancora a zero se non addirittura sottozero, ve lo assicuro. Percio’ consiglio con tutto il cuore, a chi oltre ad avercelo sottomisura possedesse anche delle belle tettine sode ed un bel sedere attaccato a due fantastiche gambe lunghe e snelle, di non farsi prendere dal panico per la sua condizione perche’, come ho detto, in tempi di crisi come questo che stiamo vivendo cio’ potrebbe rivelarsi persino un vantaggio dal punto di vista economico.

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Mister Obamaaaa!

Al G20 di Londra, il grande statista, premier italico, chiama ad alta voce il Presidente Obama al termine della rituale fotografia, scatenando la disapprovazione piccata della Regina Elisabetta.

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Oggi mi sento un po' cosi'...

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Tokaj-Hegyaljai Borvidék

Áldott tokaji bor, be jó vagy s jó valál, Hogy tsak szagodtól is elszalad a halál; Mert sok beteg téged mihely kezdett inni, Meggyógyult, noha már ki akarták vinni. Istenek itala, halhatatlan Nectár, Az holott te termesz, áldott a határ! (Szemere Miklós)

A Budapesttől mintegy 200 km-re északkeletre, a szlovák és az ukrán határ közelében található Tokaj-Hegyaljai Borvidék a Kárpátokból déli irányban kinyúló vulkanikus hegylánc legdélebbi pontján fekszik. A vidéket és fő községeit könnyen elérhetjük akár autóval (az M3 autópályán és a 3-as úton Miskolcig, onnan a 37-es úton), akár vonattal (több közvetlen vonat indul Budapestről és Miskolcról)

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